come eravamo




Title : come eravamo

Photographer(s) : Adriano Mordenti, Massimo Vergari

Writer(s) : Rosanna Fiocchetto

Designer(s): Adriano Mordenti

Publisher(s): Savelli editore, Roma, Italy

Year : 1975

Print run :

Language(s) : Italian

Pages : 96

Size : 21,5 x 30 cm

Binding : Softcover

Edition :

Print : Printed by Tipografia della Savelli, Roma, Italy

Nation(s) and year(s) of Protest : Italy, 1968

ISBN :

















Intervista ad Adriano Mordenti

Roma 15 settembre 2020

Sono nella casa studio di Roma di Adriano Mordenti, qui, circondato dai suoi ricordi fatti di anni passati a fotografare i conflitti del mondo, dalla Grecia a Israele e le manifestazioni romane. Mi racconta delle sue immagini che appaiono nel libro – come eravamo - edito da Savelli nel 1975.

Adriano parlaci di come è nato questo libro?

Prima di tutto vorrei dire che il titolo non mi piaceva affatto, io avrei preferito “ricordate Valle Giulia”

che rispetto al “come eravamo”, che parla di un periodo del passato, è più uno slogan di Valle Giulia che voleva essere dentro i fatti; ma in tipografia i collaboratori dell’editore cambiarono tutto.

Del resto negli anni settanta il fotografo aveva poco potere nelle scelte editoriali, anzi cercarono sempre di più di allontanarli fino ad arrivare a dei conflitti ideologici.

E’ citato come fotografo insieme a te Massimo Vergari.

Si perché sono sue le foto di Giorgio Almirante.

Quanto ha inciso l’editore nella realizzazione del libro?

Devo dire che sin da subito Giulio Savelli, l’editore, ci ha lasciato liberi di progettare questa pubblicazione e inizialmente abbiamo affiancato le immagini ai testi poi abbiamo impaginato e creato una bozza di lavoro. Il libro fu concepito con una donna straordinaria che si chiama Rosanna Fiocchetto, e come noterai scegliemmo una tesi emozionale più che informativa, con testi e poesie, di Gramsci, Cooper, Brecht.

Tu avevi una certa esperienza con la cronaca.

Molta della mia gavetta iniziale è dovuta alla vicinanza con la grande agenzia LIFE e l’esperienza di vedere come lavoravano nell’affrontare la documentazione dei più grandi eventi mondiali.

Mi sono sempre imposto delle regole deontologiche di base nel mio lavoro, che poi sono assimilabili ai reporter di guerra, ovvero essere sempre riconoscibile e così dimostrare che sei in quel luogo per documentare e lavorare, non ci si deve mai nascondere perché potresti essere scambiato per un cecchino. Da parte mia ho sempre espresso il pensiero che non avrei mai venduto le mie immagini sia a giornali scandalisti o fascisti e che non avrei fotografato i manifestanti mentre commettevano dei reati, questo perché se mi fosse stato chiesto da parte del magistrato di consegnare i rullini li avrei dovuti consegnare, io ho scelto questa posizione mentre altri colleghi fotografavano tutto pur essendo inseriti nelle manifestazioni e alcuni ragazzi sono stati arrestati a seguito di queste immagini.

Quindi perché scegliesti la strada del libro fotografico?

Sono stato sempre convinto che una delle funzioni della fotografia sia quella di fare libri cosa più importante di voler fare delle mostre. Se parliamo di comunicazione e di diffusione di concetti per immagini, il libro ha un potere enorme, le immagini sono elitarie. Mi viene da pensare al fatto che le stampe di Piranesi costavano pochissimo cosicché anche un reietto poteva permettersele, ed ecco che oggi nell’epoca del digitale un supporto cartaceo che racconta un evento ha ancora un suo valore

Che tu ti ricordi quale fu la risposta all’uscita del libro?

Devo dire che purtroppo ci fu un pò di approssimazione da parte dell’editore che ristampò il libro in tre edizioni senza indicarlo, quindi una certa tiratura di cui non ne rimane traccia, un modo di fare tipico di quegli anni, forse anche per non dovermi pagare dei diritti. Parlando dei contenuti del libro forse per i studenti ha rappresentato un’affermazione di esistenza, ma per il popolo, ancora troppo conservatore negli anni settanta, è stata la conferma che qualsiasi fossero le rivendicazioni dei giovani, questi rimanevano sempre dei sovversivi. Nessuno aveva capito che era in atto un cambiamento profondo nella società italiana, nelle università c’erano il triplo dei studenti che vivevano e studiavano in condizioni impossibili, studenti che provenivano da ogni dove, prevalentemente dall’Italia rurale e meno agiata, e che erano disposti a tutto pur di non tornare indietro. Queste le motivazioni delle rivolte di Valle Giulia a Roma.

La copertina ha dei tratti interessanti.

C’è un rapporto fra destra sinistra, se osservi i primi piani delle copertine su Time non guardano mai verso sinistra ma sempre a destra ed è la parte dove si ferma l’occhio dello sguardo occidentale, dovuto anche al senso della nostra scittura, ed anche nella copertina di “come eravamo” tutti sono rivolti con lo sguardo a destra.


























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